202509.26
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‘Occhi Spaccanti’ e ‘Buongiorno essere speciale’: tra viralità mediatica e protezione marchi

È nota a tutti la vicenda che ha coinvolto il famoso attore Raoul Bova, vittima della diffusione virale di messaggi e audio privati che lo stesso aveva inviato ad una modella. I contenuti dei messaggi sono stati resi pubblici da un altrettanto noto personaggio dello spettacolo, apparentemente senza il consenso di Bova, suscitando grande clamore sul web.

Tra le varie espressioni usate da Bova, due hanno avuto una risonanza mediatica eccezionale: “Occhi Spaccanti” e “Buongiorno essere speciale dal sorriso meraviglioso e dagli occhi spaccanti”.

Moltissimi utenti delle maggiori piattaforme social hanno sia diffuso gli audio ma anche creato meme e sketch utilizzando tali espressioni. Inoltre, le stesse sono state anche riprese da alcune aziende a scopo pubblicitario.

Ryanair ha, infatti, ironizzato su Raoul Bova usando la frase «Buongiorno passeggeri dal sorriso meraviglioso e gli occhi spaccanti» sui social, mentre il Napoli Calcio ha impiegato la dicitura «dal sorriso meraviglioso e dagli occhi spaccanti» per presentare un nuovo giocatore.

Raoul Bova ha, quindi, minacciato di fare causa sia a Ryanair che al Napoli Calcio per aver violato la sua privacy e aver usato i suoi messaggi vocali privati a fini commerciali, causando un danno alla sua immagine.

Inoltre, il 5 agosto scorso, Raoul Bova ha deciso di depositare i marchi “Occhi Spaccanti” e “Buongiorno essere speciale dal sorriso meraviglioso e dagli occhi spaccanti” sia in Italia sia in Unione Europea, rivendicando numerose classi merceologiche, spaziando dai cosmetici all’abbigliamento, dai servizi pubblicitari all’organizzazione di eventi, fino ad arrivare a contraddistinguere anche armi e munizioni in sede di deposito.

I legali di Raoul Bova hanno definito tale strategia come volta a far cessare la circolazione dei messaggi inviati alla modella ed impedire l’uso a scopo commerciale delle predette espressioni.

Ma il deposito di un marchio permette di conseguire entrambi questi obiettivi?

Come noto, la funzione del marchio è quella di permettere al consumatore di distinguere i prodotti e servizi di un’impresa da quelli di un’altra impresa.

La registrazione di un marchio permette al suo titolare di farne uso esclusivo nonché di vietare a terzi l’uso nell’attività economica di un segno identico o simile per prodotti e/o servizi identici o affini.

Tali diritti non includono, però, quello del titolare di impiegare il marchio per prevenire e sanzionare violazioni della sua privacy nonché la diffusione di messaggi privati, per esempio, sui social.

Tale condotta, invece, potrà integrare gli estremi di illeciti penali e civili e dovrà essere sanzionata nelle opportune sedi giudiziarie.

La registrazione dei marchi del Sig. Bova non potrà, quindi, impedire alla stampa ed al pubblico in generale di parlare della vicenda.

Anzitutto, perché tali soggetti non utilizzerebbero le espressioni come marchi, quindi con il precipuo scopo di distinguere i propri prodotti o servizi da quelli di un’altra impresa.

Inoltre, anche volendo aderire all’opinione dei legali di Raoul Bova, l’utilizzo delle espressioni da parte del pubblico - per esempio, in articoli di giornale – potrebbe essere considerato un uso lecito del marchio poiché avrebbe finalità meramente descrittive. I giornali, infatti, non userebbero l’espressione “Occhi Spaccanti” come marchio, bensì unicamente per raccontare la vicenda. Pertanto, il Sig. Bova non potrebbe invocare i suoi diritti esclusivi sul marchio per contrastare tale utilizzo.

Possiamo, quindi, dire che il primo obiettivo che i legali del Sig. Bova si sono prefissati, difficilmente potrà essere raggiunto tramite il deposito dei marchi.

Il deposito potrebbe, invece, soddisfare il secondo obiettivo, ovvero quello di impedire a terzi di utilizzare le espressioni per finalità commerciali. Si pensi al caso in cui terzi appongano la dicitura “Occhi Spaccanti” su T-shirt o gadget e questi vengano commercializzati.

Come detto poc’anzi, il titolare di un marchio può, infatti, vietarne l’uso da parte di terzi se questo avviene nell’attività economica e faccia conseguire un vantaggio economico. Quindi, teoricamente, il Sig. Bova potrebbe contestare un siffatto uso tramite le sue domande di marchio.

Tuttavia, vi sono alcuni aspetti da considerare.

Premettiamo, anzitutto, che il marchio italiano “Buongiorno essere speciale dal sorriso meraviglioso e dagli occhi spaccanti” ha superato positivamente l’esame dell’UIBM circa gli impedimenti assoluti alla registrazione. La domanda di marchio “Occhi Spaccanti” – invece – è ancora sotto esame.

Ad ogni modo, non è scontato che l’Ufficio marchi europeo (EUIPO) giunga alla medesima conclusione e dia “luce verde” alla registrazione dei marchi.

Come sappiamo, possono costituire oggetto di registrazione come marchio di impresa i segni che siano atti a distinguere i prodotti e servizi di un’impresa da quelli di altre imprese.

Sebbene sia possibile registrare come marchi anche espressioni o frasi lunghe, queste devono necessariamente rispettare tale principio e, quindi, essere percepite come segni distintivi che identificano l’origine commerciale di un prodotto o servizio, e non come semplici messaggi promozionali o formule generiche.

Pertanto, la domanda da porsi è la seguente: può una frase lunga come “Buongiorno essere speciale dal sorriso meraviglioso e dagli occhi spaccanti” essere in grado di garantire l'identificazione dell'origine commerciale dei prodotti e servizi sul mercato?

Se la risposta che l’EUIPO darà a tale domanda sarà negativa, il marchio non potrà pervenire a registrazione.

Un’altra criticità che si pone è il fatto che alcune classi merceologiche non sono state rivendicate dal Sig. Bova. Si pensi alla classe 28 che include prodotti quali i giocattoli oppure alla classe 14 che comprende i gioielli.

Se un terzo dovesse usare il segno “Occhi Spaccanti” su un peluche o su un braccialetto, il Sig. Bova difficilmente potrà intervenire, non avendo lo stesso rivendicato tali prodotti in sede di deposito.

E questa non è una possibilità remota: basti pensare che pochi giorni dopo il deposito da parte del Sig. Bova, l’UIBM ha ricevuto due domande di deposito del marchio “Occhi Spaccanti” in classi “scoperte” dal deposito dell’attore (classi 09, 28 e 43).

Un’altra sfida a cui il Sig. Bova probabilmente andrà incontro concerne la decadenza per non uso.

La normativa nazionale e comunitaria prevede che il marchio debba essere effettivamente utilizzato dal titolare o con il suo consenso per i prodotti o servizi per i quali è stato registrato. Se il marchio non viene usato in modo effettivo per un periodo ininterrotto di cinque anni, può essere dichiarato decaduto, salvo che la mancata utilizzazione sia giustificata da un motivo legittimo.

Pertanto, se il Sig. Bova non sarà in grado di dimostrare un uso effettivo dei marchi, questi potranno essere oggetto di azioni di decadenza per non uso da parte di terzi e, in caso di soccombenza, chiunque potrebbe appropriarsene.

In conclusione, la vicenda dei marchi depositati da Raoul Bova rappresenta un interessante caso di intersezione tra privacy, viralità mediatica e diritto della proprietà industriale. Sebbene la registrazione dei marchi “Occhi Spaccanti” e “Buongiorno essere speciale dal sorriso meraviglioso e dagli occhi spaccanti” non possa impedire al pubblico e ai media di discutere della vicenda, essa potrebbe costituire uno strumento utile per impedire l'uso commerciale non autorizzato delle espressioni, purché Raoul Bova ottenga la concessione dei marchi e sia in grado di difenderli adeguatamente.