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Il Brevetto Unitario e il Tribunale Unificato dei Brevetti compiono tre anni: bilancio, trend e strategie per le imprese
Il tempo vola nel mondo della proprietà industriale. Sembra ieri quando commentavamo l’attesissimo avvio del pacchetto del Brevetto Unitario (BU) e del Tribunale Unificato dei Brevetti (TUB), entrati ufficialmente in vigore il 1° giugno 2023. Oggi, nel giugno del 2026, ci troviamo a celebrare il terzo compleanno di questa storica riforma, che ha ridisegnato i confini e le regole della tutela brevettuale in Europa.
Se il primo anno era stato caratterizzato dall’entusiasmo della novità e il secondo dal consolidamento delle procedure, questo terzo anno sancisce la piena maturità del sistema. I dati periodicamente pubblicati dall’Ufficio Europeo dei Brevetti (EPO) e la Relazione Annuale 2025 del TUB (rilasciata a fine aprile 2026) delineano un quadro inequivocabile: i timori iniziali e l’atteggiamento attendista di molte aziende hanno lasciato il posto a una solida e strutturata fiducia. Il sistema non è più un esperimento, ma una realtà imprescindibile per la competitività aziendale.
I numeri del successo: la spinta del Brevetto Unitario
Iniziamo dai dati sui depositi gestiti dall’EPO. Dalla nascita del sistema al 26 giugno, sono state registrate oltre 97.000 richieste di effetto unitario, con l’Italia stabilmente al quinto posto per origine dei richiedenti (dietro Germania, Stati Uniti, Francia e Cina) con circa il 5,5% delle richieste. Un indicatore particolarmente significativo è il cosiddetto uptake rate (il tasso di adozione del Brevetto Unitario rispetto ai brevetti europei concessi), che, partito da un contenuto 17,5% del 2023, si attesta, in questo primo scorcio di 2026, ad oltre il 30%. In altri termini, quasi un brevetto europeo su tre viene oggi convertito in titolo unitario. Il dato diventa ancora più eclatante se si isola il nostro Paese, dove nel 2026 il tasso di adozione ha raggiunto uno straordinario 53,1%, confermando come il nostro tessuto industriale stia sfruttando questa opportunità con grande reattività e lungimiranza strategica.
Un aspetto di grande interesse per il nostro tessuto imprenditoriale riguarda inoltre l’identikit degli richiedenti. Contrariamente alle previsioni della vigilia, secondo cui il sistema sarebbe stato ad esclusivo vantaggio dei colossi multinazionali, i dati EPO a fine 2025 rivelano che oltre il 40% delle richieste proviene da Piccole e Medie Imprese (PMI) e inventori individuali, mentre quasi il 7% fa capo a università ed enti di ricerca. Per le PMI, l’abbattimento dei costi di traduzione e la semplificazione amministrativa (un’unica tassa di rinnovo centrale per coprire gli attuali 18 Stati membri partecipanti) si sono dimostrati fattori di attrattività formidabili.
Il TUB alla prova dei fatti: oltre 1.100 cause e una velocità sorprendente
Sul fronte del contenzioso, il Tribunale Unificato dei Brevetti sta marciando a ritmi serrati. I dati aggiornati al febbraio 2026 indicano che, dalla sua istituzione, sono state incardinate oltre 1.100 cause dinanzi al tribunale di primo grado (CFI), con 46 procedimenti avviati dinanzi alla divisione locale di Milano e 25 dinanzi alla divisione centrale di Milano. Anche la Corte d’Appello di Lussemburgo ha registrato un’attività intensa, superando i 300 appelli totali.
Ma il dato che più di tutti colpisce nella Relazione Annuale 2025 – e che rappresenta un elemento cruciale per la pianificazione delle strategie legali aziendali – è la durata media dei procedimenti. Un’azione per contraffazione (infringement case) dinanzi al TUB si conclude in media in soli 398 giorni, ovvero poco più di 13 mesi. Si tratta di una velocità straordinaria, quasi fantascientifica se paragonata alla media dei tribunali nazionali di molti paesi europei (tra cui l’Italia, dove un primo grado può richiedere diversi anni).
Questa rapidità implica un drastico cambio di mentalità per le imprese: non c’è più spazio per tattiche dilatorie. Chi viene convenuto in giudizio davanti al TUB deve reagire immediatamente con difese solide e dettagliate, poiché i termini procedurali sono stringenti e inflessibili.
L’evoluzione dei trend: la geografia del contenzioso e la lingua inglese
Analizzando la distribuzione interna delle cause, si nota un progressivo e salutare riequilibrio geografico. Se nei primi due anni le Divisioni Locali tedesche (Monaco, Düsseldorf, Mannheim e Amburgo) dominavano incontrastate, i dati del primo quadrimestre del 2026 mostrano che la loro quota sul totale delle azioni di contraffazione è scesa a circa il 65%, rispetto a poco meno dell’80% della seconda metà del 2025. Il contenzioso sta gradualmente diffondendosi verso le altre divisioni europee, segno che le imprese e i loro consulenti stanno acquisendo familiarità con le diverse sedi giudiziarie.
Dal punto di vista linguistico, l’inglese si conferma il sovrano assoluto del TUB, essendo scelto come lingua del procedimento in circa il 72% dei casi in primo grado. Questo impone ai team legali e di R&D interni alle aziende una competenza tecnica e linguistica sempre più elevata e standardizzata.
Oltre le statistiche: Standard Essenziali (SEP) e i nodi interpretativi con la CGUE
Il contenzioso davanti al TUB non è solo quantitativamente rilevante, ma anche qualitativamente complesso. Delle cause pendenti a fine dicembre 2025, oltre 60 riguardano i brevetti essenziali a uno standard (SEP), i quali rappresentano il principale terreno di scontro nell’alta tecnologia e nelle telecomunicazioni.
Inoltre, il tribunale sta affrontando questioni di diritto destinate a fare scuola. Il caso più eclatante del 2026 è il (primo) rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE) effettuato dalla Corte d’Appello del TUB nella causa Dyson v. Dreame. La questione verte sulla long-arm jurisdiction, ovvero sulla possibilità per il TUB di esercitare la propria competenza giurisdizionale in Stati non aderenti al TUB (nel caso in questione, la Spagna). La futura decisione della CGUE chiarirà una volta per tutte la reale portata geografica dei poteri del TUB.
Un altro trend pratico emerso dall’analisi dei provvedimenti riguarda le tutele economiche: i dati dimostrano che il TUB ordina una cauzione a garanzia dell’esecuzione dei provvedimenti di contraffazione in meno del 6% dei casi in cui viene richiesta. Di conseguenza, le decisioni del tribunale hanno un’efficacia immediata e dirompente, modificando pesantemente i rapporti di forza commerciali tra le parti in causa a favore del titolare.
Le novità del 2026: al via il Centro di Mediazione e Arbitrato (PMAC)
Quasi in concomitanza con questo terzo anniversario, il 2 giugno 2026 ha segnato l’apertura ufficiale a pieno regime del Centro di Mediazione e Arbitrato dei Brevetti (PMAC - Patent Mediation and Arbitration Centre), con sedi a Lubiana e Lisbona. Dopo una fase di "soft opening" nei mesi precedenti, il Centro è ora pienamente operativo, offrendo alle aziende una via alternativa, flessibile e strettamente confidenziale per risolvere le controversie brevettuali al di fuori delle aule giudiziarie, riducendo tempi e costi. Uno strumento in più che consigliamo di inserire nelle valutazioni strategiche di gestione dei conflitti.
Strategie per il futuro: convenienza economica e gestione del portafoglio
Giunti a questo traguardo triennale, la domanda per le imprese non è più se il sistema BU/TUB sia affidabile, ma come sfruttarlo al meglio. La scelta dell’opt-out (l’esclusione della competenza del TUB per i brevetti europei tradizionali) non può più essere una reazione difensiva automatica dettata dal timore dell’ignoto, poiché il TUB si sta dimostrando una corte rapida, prevedibile e altamente specializzata.
Allo stesso tempo, il Brevetto Unitario offre un vantaggio economico indiscutibile legato alle tasse di rinnovo: se la strategia commerciale dell’impresa prevede una tutela estesa a quattro o più Stati membri partecipanti, il Brevetto Unitario diventa immediatamente più conveniente, in termini di tasse di rinnovo, rispetto alle tradizionali validazioni nazionali. A questo risparmio diretto sulle tasse di mantenimento va poi sommato il drastico abbattimento dei costi indiretti, quali le spese di traduzione iniziale e gli onorari per i mandatari locali nei singoli paesi.
In conclusione, la gestione del portafoglio brevetti richiede oggi un monitoraggio dinamico e personalizzato. La scelta tra Brevetto Unitario, brevetto europeo tradizionale (con o senza opt-out) o brevetto nazionale deve basarsi sul ciclo di vita del prodotto, sull’area geografica dei concorrenti e sul budget disponibile. Il nostro studio rimane a vostra completa disposizione per guidarvi in questa analisi strategica, assicurandoci che la vostra azienda colga appieno i vantaggi competitivi offerti da questa nuova era della proprietà intellettuale europea.


