202605.27
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Il Canada approva il primo generico di semaglutide: cosa insegna il “caso Ozempic” sulla gestione dei brevetti

Il 28 aprile 2026 Health Canada (l’agenzia federale responsabile della regolamentazione dei farmaci e dei prodotti sanitari in Canada) ha concesso all’azienda Dr. Reddy’s Laboratories l’autorizzazione per il primo generico di semaglutide iniettabile per il mercato canadese. La semaglutide, come probabilmente saprete, è il principio attivo alla base di Ozempic, uno dei farmaci più noti e utilizzati al mondo per il trattamento del diabete di tipo 2 e, più recentemente, per la gestione del peso. Ozempic è commercializzato da Novo Nordisk, azienda danese leader nel settore farmaceutico e originator del prodotto (cioè l’azienda che ha sviluppato il farmaco innovativo e ne detiene il dossier clinico di riferimento).

La notizia dell’autorizzazione rappresenta un passaggio significativo nel settore farmaceutico: si tratta infatti della prima approvazione di un generico di semaglutide in un Paese del G7, con un anticipo significativo rispetto a Stati Uniti ed Europa.

Al di là dell’interesse commerciale immediato, questo episodio offre un’occasione preziosa per riflettere su un tema che riguarda tutte le aziende innovative: la gestione strategica del portafoglio brevetti e le conseguenze, spesso non intuitive, delle scelte compiute molti anni prima del lancio di un prodotto.

Un contesto regolatorio particolare: perché il Canada è arrivato prima

Per comprendere la dinamica, occorre avere in mente che il sistema canadese combina due elementi:

  • esclusiva regolatoria di 8 anni per i nuovi farmaci (data exclusivity), che impedisce ai generici di utilizzare i dati clinici dell’originator;
  • controllo dei prezzi da parte del PMPRB (Patented Medicine Prices Review Board), l’autorità federale canadese che controlla i prezzi dei farmaci coperti da brevetto.

Nel caso di semaglutide, Novo Nordisk aveva un brevetto di composizione con scadenza naturale nel 2026, potenzialmente estendibile fino al 2028 tramite il certificato di protezione supplementare (CSP). Tuttavia, nel 2017 l’azienda ha scelto di non pagare la tassa annuale, lasciando decadere il brevetto prima del lancio canadese (avvenuto nel 2018).

La conseguenza è stata duplice:

  1. il farmaco Ozempic non è stato soggetto al controllo dei prezzi del PMPRB (poiché tale controllo si applica solo ai farmaci coperti da un brevetto ancora in vigore), consentendo a Novo Nordisk di mantenere livelli di prezzo più elevati per tutto il periodo di commercializzazione;
  2. la protezione effettiva è stata affidata esclusivamente all’esclusiva regolatoria, che scadeva nel gennaio 2026.

Ed è proprio allo scadere di questa esclusiva che Dr. Reddy’s ha potuto ottenere l’approvazione del suo generico.

Una scelta strategica, non un errore amministrativo

È importante sottolinearlo: la decisione di non mantenere in vita il brevetto non è stata una mancanza amministrativa, ma una scelta strategica. Le aziende infatti operano valutazioni complesse, che tengono conto di:

  • dimensione del mercato,
  • pressione regolatoria sui prezzi,
  • prevedibilità del quadro normativo,
  • valore atteso dei futuri anni di esclusiva,
  • costi di mantenimento e difesa dei diritti.

Nel 2017, quando la decisione è stata presa, il mercato dei farmaci agonisti del recettore del GLP-1, come la semaglutide, non aveva ancora raggiunto le dimensioni attuali, e la prospettiva di evitare anni di price control poteva apparire più vantaggiosa rispetto a due anni aggiuntivi di protezione brevettuale.

Con il senno di poi, è facile giudicare diversamente. Ma il punto non è stabilire se Novo Nordisk abbia “sbagliato”: il punto è che ogni scelta in materia di brevetti produce effetti che si manifestano molti anni dopo, spesso in un contesto di mercato radicalmente cambiato.

Il ruolo della data exclusivity: utile, ma non equivalente a un brevetto

Il caso canadese mostra anche un altro aspetto fondamentale: l’esclusiva regolatoria non sostituisce il brevetto.

La data exclusivity impedisce ai generici di utilizzare i dati clinici dell’originator per un dossier abbreviato, ma:

  • non impedisce loro di sviluppare un dossier completo,
  • non impedisce la produzione del principio attivo,
  • non impedisce la preparazione del lancio commerciale.

In pratica, è una protezione “di barriera”, non un divieto assoluto. Per farmaci molto complessi o mercati piccoli può essere sufficiente; per prodotti ad altissimo valore, come i farmaci GLP‑1, è spesso solo un rinvio.

Il fatto che Dr. Reddy’s sia arrivata sul mercato nel primo momento utile dopo la scadenza dell’esclusiva regolatoria lo dimostra chiaramente.

I rischi legati alla dinamica USA–Canada: un equilibrio che cambia nel tempo

Un ulteriore elemento da considerare è la prossimità del mercato canadese a quello statunitense, oggi il principale motore di crescita globale per i farmaci GLP‑1. La scelta di Novo Nordisk di non mantenere il brevetto in Canada – e quindi di evitare il controllo dei prezzi del PMPRB – aveva anche un effetto collaterale positivo: ridurre il rischio di arbitraggio transfrontaliero durante il periodo 2018–2026. Se il prezzo canadese fosse stato regolato e significativamente più basso di quello statunitense, il divario avrebbe potuto incentivare acquisti oltreconfine o importazioni parallele, con potenziali ripercussioni commerciali e politiche negli USA. Mantenendo un prezzo canadese più vicino a quello statunitense, Novo Nordisk ha di fatto limitato questo rischio.

Tuttavia, la situazione cambia radicalmente dopo il 2026, quando il mercato canadese si apre ai generici. L’arrivo anticipato di un’alternativa più economica – come il semaglutide di Dr. Reddy’s – crea un nuovo potenziale differenziale di prezzo tra Canada e Stati Uniti, questa volta molto più marcato. Anche se le importazioni parallele sono regolamentate e spesso limitate, la sola presenza di un generico “accanto” al mercato USA può generare:

  • pressioni politiche per accelerare l’ingresso dei generici negli Stati Uniti;
  • attenzione mediatica sul divario di prezzo tra i due Paesi;
  • erosione della percezione di esclusività del prodotto originator;
  • rischi, anche se marginali, di arbitraggio informale da parte dei consumatori.

È un esempio emblematico di come una decisione brevettuale possa produrre effetti opposti in momenti diversi del ciclo di vita del prodotto: utile a ridurre i rischi nel breve periodo, ma potenzialmente più esposta nel lungo termine, quando il contesto competitivo e regolatorio è cambiato.

Cosa possiamo imparare: l’importanza di una gestione attiva dei brevetti

Il “caso Ozempic” è un promemoria utile per tutte le aziende innovative, indipendentemente dal settore.

  1. I brevetti non sono un adempimento formale, ma uno strumento strategico

La decisione di mantenere o abbandonare un brevetto deve essere ponderata non solo in base ai costi immediati, ma anche agli scenari futuri: evoluzione del mercato, possibili concorrenti, cambiamenti normativi, nuove indicazioni terapeutiche (nel caso di brevetti farmaceutici).

  1. Le scelte fatte oggi producono effetti tra 10–15 anni

Il ciclo di vita di un brevetto è lungo. Una decisione apparentemente marginale (come il mancato pagamento di una tassa annuale) può diventare decisiva molti anni dopo, quando il contesto è completamente cambiato.

Conclusione: un invito alla vigilanza

L’arrivo del generico di semaglutide in Canada non è solo una notizia di mercato: è un caso di studio che ricorda a tutte le aziende quanto sia cruciale mantenere una gestione attiva, consapevole e lungimirante dei propri diritti di proprietà industriale.

Non si tratta di evitare gli errori altrui, ma di cogliere l’occasione per verificare se il proprio portafoglio è davvero allineato agli obiettivi strategici dell’azienda e se le decisioni prese oggi saranno ancora coerenti con il mercato di domani.