Con questi articoli ci proponiamo di mantenere aggiornati i nostri clienti sugli sviluppi nel settore della Proprietà Industriale in generale e della nostra struttura in particolare. Desideriamo garantire in questo modo una visione più ampia degli strumenti che il campo dei marchi, nomi a dominio, brevetti, disegni e diritti connessi offre agli imprenditori, per valorizzare e difendere il loro impegno nella ricerca e sviluppo di nuove soluzioni e idee. I contenuti di questa newsletter hanno carattere esclusivamente informativo e non costituiscono un parere legale, né possono in alcun modo considerarsi come sostitutivi di una specifica consulenza legale
Marchi e rischio di conflitto: il caso “Michelangelus” del Vaticano
Proprio un anno fa, nella nostra newsletter di maggio 2025, abbiamo parlato di come il Vaticano utilizzi anch’esso gli strumenti di proprietà intellettuale, come marchi e nomi a dominio, a tutela dei propri simboli e della sacralità dei segni religiosi.
Alcuni marchi del Vaticano, in particolare all’Ufficio dell’Unione Europea per la Proprietà Intellettuale (EUIPO), sono stati depositati da La Fabbrica di San Pietro in Vaticano, un ente appositamente creato per la gestione dell’insieme delle opere necessarie alla realizzazione edile ed artistica della Basilica di San Pietro.
Nel dicembre 2025, la Fabbrica di San Pietro ha depositato il marchio dell’Unione Europea n. 019290012 “Michelangelus” (figurativo), per una varietà di prodotti e servizi nelle classi 04 (tra cui candele), 14 (tra cui rosari e gioielleria), 16 (tra cui agende e calendari), 18 (tra cui ombrelli e valigie), 20 (tra cui ventagli), 21 (tra cui vasi e sculture), 24 (tra cui centrini e stoffe), 25 (tra cui abbigliamento e calzature), 28 (tra cui decorazioni), 35 (tra cui servizi pubblicitari e di marketing), 38 (tra cui servizi di telecomunicazione), 39 (tra cui servizi di noleggio veicoli e servizi di trasporto), 41 (tra cui servizi di educazione ed istruzione religiosa) e 43 (tra cui servizi di ristorazione e di alloggi temporanei).
Il marchio dovrebbe contraddistinguere un progetto nato per i 400 anni dalla dedicazione della Basilica di San Pietro ed è volutamente ispirato a Michelangelo Buonarroti, poiché lo stile utilizzato per creare il logo del marchio richiama la grafia dell’artista che dal 1546 al 1562 fu il direttore dei lavori della Basilica.
Purtroppo, però, nemmeno il Vaticano è immune dal rischio di confusione.
Nel 2024, infatti, un’azienda di Riva del Garda, la Michelangelo International Travel S.r.l., aveva depositato il marchio verbale “MICHELANGELO” presso l’EUIPO, rivendicando protezione per servizi nelle classi 35 (tra cui organizzazione di esposizioni per scopi commerciali o pubblicitari), 39 (tra cui servizi di agenzie di viaggi) e 41 (tra cui l’organizzazione di eventi).
La Michelangelo International Travel vanta 40 anni di esperienza nel settore turistico ed, in particolare, nell’organizzazione di viaggi di gruppo in tutto il mondo. Addirittura, la stessa ha contribuito all’organizzazione del Raduno Internazionale dei Chierichetti a Roma.
L’azienda non ha depositato il marchio solo in UE: il primo deposito del marchio “Michelangelo” è avvenuto in Italia nel 2023. La titolare ha poi esteso, tramite il deposito di un marchio internazionale, la protezione in numerosi paesi extra europei tra cui Australia, Cina, Monaco, Regno Unito e Svizzera.
Nell’aprile 2026, la Michelangelo International Travel ha avanzato formale opposizione contro la domanda di marchio “Michelangelus” richiedendo che il marchio non pervenisse a registrazione per i servizi nelle classi 35, 39, 41 e 43.
Ad avviso dell’Opponente, infatti, la somiglianza tra i segni e l’identità / l’affinità tra i servizi conduce ad un rischio di confusione per il pubblico di riferimento dell’Unione Europea.
In risposta al deposito dell’opposizione, la Fabbrica di San Pietro in Vaticano ha deciso di eliminare le classi contestate dalla Michelangelo International Travel dalla lista di prodotti e servizi rivendicata in sede di deposito del marchio “Michelangelus”, tramite il deposito di un’istanza di limitazione.
L’istanza è stata depositata da pochi giorni e, nel caso in cui venisse accolta dall’EUIPO, l’opposizione verrebbe meno (non esistendo più l’oggetto del contendere) e il marchio del Vaticano proseguirebbe nell’iter di registrazione per le classi 04, 14, 16, 18, 20, 21, 24, 25, 28 e 38.
Ferma restando l’ipotesi (più che plausibile) che la Fabbrica di San Pietro abbia regolarmente svolto le verifiche del caso, questa vicenda ci ricorda quanto sia importante accertare la presenza o meno di eventuali marchi anteriori identici o simili prima di procedere con il deposito della propria domanda di marchio.
Depositare un marchio senza verificare l’esistenza di segni anteriori identici o simili può, infatti, esporre un’impresa a molteplici rischi: opposizioni, contestazioni, richieste di rebranding e, nei casi più complessi, contenziosi. Anche un marchio apparentemente originale può entrare in conflitto con diritti già registrati per prodotti o servizi affini, generando un rischio di confusione per il pubblico.
La ricerca di anteriorità consente quindi di valutare in anticipo la solidità del segno che si intende registrare, individuando eventuali criticità e permettendo di intervenire prima del deposito, quando i margini di manovra sono ancora ampi ed i costi contenuti.
Oltre all’aspetto giuridico, vi è poi una componente strategica: costruire un brand su un marchio realmente disponibile significa investire su un’identità più sicura, difendibile e sostenibile nel tempo.
In altre parole, una verifica preliminare accurata può evitare problemi futuri e trasformarsi in un importante vantaggio competitivo.
Il nostro Studio si conferma naturalmente a vostra disposizione per condurre ricerche di anteriorità sui segni prescelti, al fine di verificare preventivamente eventuali criticità e valutare al meglio la strategia di deposito dei vostri marchi.


