202507.21
0

Con questi articoli ci proponiamo di mantenere aggiornati i nostri clienti sugli sviluppi nel settore della Proprietà Industriale in generale e della nostra struttura in particolare. Desideriamo garantire in questo modo una visione più ampia degli strumenti che il campo dei marchi, nomi a dominio, brevetti, disegni e diritti connessi offre agli imprenditori, per valorizzare e difendere il loro impegno nella ricerca e sviluppo di nuove soluzioni e idee. I contenuti di questa newsletter hanno carattere esclusivamente informativo e non costituiscono un parere legale, né possono in alcun modo considerarsi come sostitutivi di una specifica consulenza legale


Difendere l’Autenticità: Nuove Frontiere nella lotta all’Italian Sounding

Secondo quanto elaborato dalla Società The European House – Ambrosetti, la filiera agroalimentare, composta dal comparto agricolo, dall’industria alimentare e delle bevande e dall’intermediazione, distribuzione e ristorazione, risulta essere in crescita del 34% rispetto al 2015. Nel 2023 il settore ha generato 74 miliardi di euro di valore aggiunto diretto, un risultato che vale 2,5 volte la moda Made in Italy e oltre 5 volte l’industria chimica. L’Italia è anche il terzo tra i maggiori Paesi UE per valore aggiunto dell’agroalimentare, con un’incidenza del 3,9% sul PIL. (Fonte: www.ambrosetti.eu).

Le prime 4 Regioni italiane per export agroalimentare compongono il 62,1% del totale nazionale, con la Lombardia in testa (10,4 miliardi di Euro nel 2023), seguita da Emilia-Romagna (9,8 miliardi di Euro), Veneto (9,6 miliardi di Euro) e Piemonte (8,9 miliardi di Euro).

Curiosamente, ma non troppo, le Regioni più “brave” a vendere i nostri prodotti di eccellenza all’estero sono anche le regioni più colpite dal fenomeno dell’Italian Sounding. Infatti, La Lombardia è la regione italiana più colpita, con un danno pari a 10,2 miliardi di euro l’anno, seguita da Veneto (10 miliardi di euro), ed Emilia-Romagna (9,9 miliardi di euro).

La nostra capacità di esportare eccellenze, nonché la presenza di prodotti certificati (con 891 prodotti DOP e IGP, l’Italia è prima in Europa per numero di certificazioni), ci espone, infatti, al fenomeno dell’Italian Sounding, ovvero a quella pratica di imitazione degli alimenti italiani a fini di commercializzazione ingannevole, mediante l’utilizzo di nomi, immagini, combinazioni cromatiche che evocano inequivocabilmente l’Italia.

Secondo le proiezioni più aggiornate, il valore dell’export Food&Beverage italiano sarebbe più che raddoppiato se si riuscisse ad azzerare l’impatto dell’Italian Sounding sui nostri prodotti di punta.

Purtroppo, le nuove politiche statunitensi sui dazi non aiutano. L'Italian Sounding – infatti – riesce ad essere particolarmente competitivo grazie a prezzi mediamente inferiori rispetto ai prodotti originali. In questo ambito, la possibile presenza di dazi sui prodotti Made in Italy determinerà, con buona probabilità, un ulteriore aumento dei prezzi dei prodotti originali, rispetto ai già più economici prodotti “fake”. Con 7,8 miliardi di Euro, gli Stati Uniti sono il 2° mercato per le esportazioni agroalimentari italiane e i dazi rischiano di determinare una crescita delle vendite di prodotti non originali nel mercato nordamericano.

Cosa fare quindi per contrastare l’Italian Sounding? Come possiamo recuperare, almeno in parte, il fatturato perso in questi anni a causa dei prodotti che richiamano palesemente il nostro Paese, ma che nella realtà nulla hanno a che fare con l’Italia?

Abbiamo provato a dare qualche risposta lo scorso 17 giugno, in qualità di relatori, nel corso di una interessante iniziativa voluta e curata dalla Camera di Commercio di Torino (L’impatto dell’Italian sounding sul settore dell’agroalimentare).

Sotto il profilo  normativo nazionale,  è da sottolineare, da un lato, la modifica del art. 144 del Codice di Proprietà Industriale per far rientrare fra gli atti di pirateria le pratiche di Italian Sounding, ovvero le pratiche finalizzate alla falsa evocazione dell’origine italiana dei prodotti; dall’altro, la creazione del Consiglio Nazionale per la lotta alla contraffazione e all’Italian Sounding, l’organismo interministeriale che si propone di indirizzare, promuovere e coordinare le azioni di valorizzazione e difesa della Proprietà Industriale dalla concorrenza di operatori economici sleali.

A livello di Unione Europea, è invece importante ricordare l’implementazione del Regolamento (UE) 2024/1143, concernente le Indicazioni Geografiche per vini, bevande spiritose, prodotti agricoli, le specialità tradizionali garantite, nonché le indicazioni facoltative di qualità per i prodotti agricoli.

A partire dal 2024, detto Regolamento rappresenta un passo significativo nella direzione di maggior tutela del Made in Italy. Si pensi, per esempio, ai maggiori poteri che vengono attribuiti ai Consorzi di tutela, alla maggior trasparenza verso il consumatore attraverso l’obbligatorietà dell’indicazione in etichetta del nome del produttore, nonché alla maggior protezione conferita alle Indicazioni Geografiche (IG) utilizzate anche come ingredienti e alla maggior protezione a livello internazionale delle IG.

In ambito socioculturale, l’Italian Sounding si può contrastare comunicando con efficacia il valore del nostro “Made in Italy” con iniziative specifiche di educazione del consumatore e, ove possibile, avvalendosi della partecipazione di ambasciatori nel mondo del Made in Italy.

In conclusione, il danno che crea la falsa evocazione dell’italianità nel settore agroalimentare è enorme e, in un periodo di crisi economica generale, tutelare uno dei pochi settori che in Italia genera ancora valore aggiunto deve diventare una priorità del nostro Paese. A livello normativo, qualche passo in avanti è stato fatto, ma solamente con una maggior consapevolezza da parte di tutti gli operatori del settore e con una maggiore attenzione alla tutela dei nostri beni di privativa industriale, partendo dai marchi di impresa, fino alle DOP o IGP, potremmo nel tempo provare ad invertire la rotta ed arrivare a trasformare in fatturato per le Aziende italiane quello che, al momento, è fatturato solo per chi opera in modo non completamente corretto.