Con questi articoli ci proponiamo di mantenere aggiornati i nostri clienti sugli sviluppi nel settore della Proprietà Industriale in generale e della nostra struttura in particolare. Desideriamo garantire in questo modo una visione più ampia degli strumenti che il campo dei marchi, nomi a dominio, brevetti, disegni e diritti connessi offre agli imprenditori, per valorizzare e difendere il loro impegno nella ricerca e sviluppo di nuove soluzioni e idee. I contenuti di questa newsletter hanno carattere esclusivamente informativo e non costituiscono un parere legale, né possono in alcun modo considerarsi come sostitutivi di una specifica consulenza legale
L’Italia al 25° posto nella tutela dei diritti di proprietà
L’Italia entra per la prima volta nella Top 25 mondiale per la tutela dei diritti di proprietà, secondo il rapporto 2025 dell’International Property Rights Index (IPRI), con un incremento del 16 % del punteggio IPRI complessivo rispetto all’anno precedente, salendo dalla 36ª alla 25ª posizione, dopo un lungo periodo di stabilità in 46a.
L’indice IPRI misura la solidità dei diritti di proprietà in un Paese, considerando tre componenti principali:
- LP (Legal and Political Environment) → qualità delle istituzioni e dello stato di diritto
- PPR (Physical Property Rights) → protezione della proprietà fisica e accesso al credito
- IPR (Intellectual Property Rights) → protezione della proprietà intellettuale (brevetti, marchi, copyright)
Questo traguardo riflette un miglioramento complessivo della competitività e dell’innovazione tecnologica dell’Italia, dimostrando la capacità del paese di saper innovare e crescere economicamente.
Un altro recente rapporto, la quinta edizione della Relazione sulla ricerca e l’innovazione in Italia realizzata da tre istituti del Consiglio Nazionale delle Ricerche, ha evidenziato come l’Italia mantenga una solida presenza nei settori più tradizionali legati alla manifattura avanzata, come la meccanica di precisione, i trasporti e l’ingegneria industriale.
Da tale rapporto emerge tuttavia anche una criticità: la dispersione di conoscenza tecnologica. L’aumento della quota di brevetti ideati da inventori italiani ma detenuti da gruppi esteri evidenzia infatti una crescente dipendenza dall’influenza straniera. Tale fenomeno risulta ancor più rilevante se si considera che i brevetti sviluppati da inventori stranieri e posseduti da soggetti italiani sono nettamente meno numerosi, in particolare nei settori tecnologici emergenti.
Un segnale positivo arriva invece dal ruolo sempre più rilevante di università e centri di ricerca italiani, protagonisti di una graduale ma costante crescita nell’attività brevettuale, in particolare nei settori ad alta intensità di conoscenza. Il Politecnico di Milano è l’istituzione accademica con il maggior numero di brevetti registrati negli Usa, che ha fatto registrare una crescita significativa all'interno del periodo considerato (2002-2022). Lo seguono il Consiglio Nazionale delle Ricerche, l’Università di Bari, l’Università di Bologna e l'Università Sapienza di Roma.
In sintesi, entrambe le relazioni surriferite indicano come l’innovazione italiana sia viva e vegeta e in continua espansione.


