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La cucina italiana diventa Patrimonio Culturale Immateriale dell'Umanità
L'Unesco (l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura) ha incluso ufficialmente la cucina italiana nella Lista rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale. Il Comitato intergovernativo, in sessione a Nuova Delhi, ha approvato l'iscrizione della candidatura intitolata "Cucina italiana fra sostenibilità e diversità bio-culturale", ratificando la valutazione positiva emessa a novembre.
Tale riconoscimento è dovuto all’impulso delle istituzioni (Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste e Ministero della Cultura) ma anche di studiosi del tessuto culinario nostrano, quali il Collegio Culinario Associazione culturale per l’enogastronomia italiana e Casa Artusi, che – nel 2023 – hanno sottoposto la candidatura, ritenendo la cucina italiana pregevole per i principi e valori che promuove, quali il contrasto allo spreco alimentare e la riduzione del consumo di risorse.
La cucina italiana diventa la prima al mondo ad essere riconosciuta nella sua interezza. In passato, infatti, erano state premiate solo singole pratiche o tecniche culinarie, anche italiane, ma non anche una tradizione culinaria nella sua globalità.
Tra queste ricordiamo la Dieta Mediterranea (2013), la Vite ad alberello di Pantelleria (2014), l’Arte del pizzaiuolo napoletano (2017) e la Cerca e cavatura del tartufo (2021).
Riconosciuta come paradigma di inclusività e sostenibilità, secondo l’Unesco, la cucina italiana si distingue come pratica quotidiana che aggrega comunità eterogenee, preserva la biodiversità, minimizza gli sprechi e celebra la pluralità culturale dei territori.
Le più alte cariche dello Stato si sono espresse positivamente su tale riconoscimento, specificando che la cucina italiana “non è soltanto un qualcosa che si realizza ai fornelli ma rappresenta la nostra identità, la nostra storia e la nostra cultura”.
La cucina italiana è certamente anche un potente motore di sviluppo e benessere. Basti pensare che nel 2024, l'export agroalimentare italiano ha raggiunto nuovi record, raggiungendo i 70 miliardi di euro, con una forte crescita trainata da prodotti simbolo come vino, pasta, formaggi, olio, frutta e carni, confermando il "Made in Italy" come leader globale grazie a qualità, tradizione e innovazione, con mercati extra-UE in grande spinta.
L’iscrizione della cucina italiana nella Lista del patrimonio immateriale rappresenta anche un impegno a salvaguardare tale patrimonio nel corso degli anni, tramite ricerca, educazione alimentare, progetti nelle scuole, archivi della memoria culinaria.
Non solo: il riconoscimento rappresenta anche uno strumento aggiuntivo nella lotta al contrasto all’Italian Sounding.
L’Italian Sounding, lo ricordiamo, è una pratica commerciale ingannevole volta ad imitare prodotti, soprattutto alimentari, che sembrano italiani ma non lo sono, sfruttando nomi, colori, immagini e simboli che evocano l’Italia per trarre in inganno i consumatori.
Il riconoscimento Unesco della cucina italiana rappresenta un'arma estremamente efficace contro il fenomeno dell'Italian Sounding. Esso esalta il valore culturale e l'autenticità del Made in Italy gastronomico, favorendo la narrazione della sua storia, dei territori di origine, delle ricette tradizionali e delle pratiche contro lo spreco. In questo modo, sposta la concorrenza dal piano meramente commerciale a quello culturale, promuovendo la filiera autentica e sensibilizzando acquirenti e consumatori stranieri sulla qualità e sull'unicità della vera cucina italiana.
Ma attenzione: il riconoscimento non va a piatti o ricette, bensì a un modo di condividere la tavola, di cucinare, di identificarsi e di concepire il cibo. Da sempre, la convivialità, il piacere di stare a tavola, il rito del cucinare in famiglia o con gli amici, rappresentano per gli italiani elementi centrali della cultura gastronomica e sociale.
E noi ne siamo orgogliosi.


